martedì 16 luglio 2013

Cosa farne dei suoi regali (dopo che ti ha lasciato)

"Se lui se n'è andato, perché il suo lurido accappatoio è ancora nel tuo bagno?"
Tra tutte le coppie che in cui mi sono imbattuta, se penso ai regali, non posso fare a meno di ricordare Claudio e Diana, una vera coppia "Cento volte buonanotte", cioè di quelle che non riescono a separarsi definitivamente, nonostante si lascino in continuazione.
  Lui, un grandissimo puttaniere (non esiste un sinonimo adatto), lei che impazziva nel cercare di beccarlo in flagranza; entrambi gelosissimi e innamorati l'uno dell'altra. Hanno cominciato a frequentarsi da ragazzi (15-16 anni Diana, quattro di più lui) e nelle varie ricorrenze si sono scambiati numerosi regali, uno in particolare ha avuto un destino ben travagliato.
  In occasione di un loro anniversario Claudio fece intagliare un espositore di foto da un falegname, una struttura semplice ed elegante; sistemò una ventina di foto in cui i due fidanzati erano insieme in abbracci, baci e momenti felici insieme e la regalò a Diana accompagnanodola con un mazzo di fiori. Un successone sulla destinataria e sulla sterminata platea di amici; le donne, soprattutto, erano state colpite dal fatto che lui si fosse premurato di disegnare personalmente l'oggetto e lo avesse fatto preparare per tempo, un pensiero davvero romantico.
  Ebbene, alla prima lite seria (erano a casa di lei) Diana prese la multi-cornice e la ruppe in testa a Claudio, mandandola in frantumi con una colonna sonora di vaff...... che nel palazzo ancora ricordano.
  Dopo qualche giorno fecero pace e Claudio, per farsi perdonare, si mise d'accordo con la madre della ragazza e, recuperati foto e pezzi, diede ordine al falegname di ricostruire ex novo l'espositore.
  Ancora una volta si sparse l'invidia di tutte le donne che videro in questo gesto il rinnovarsi di una promessa, un nuovo pegno d'amore... Ma, nessuno poteva immaginare che questo rituale si sarebbe ripetuto uguale decine e decine di volte, ormai era diventato un carosello, per la felicità del falegname.
  Lo so tutto questo sembra ridicolo e sciocco; per i diretti interessati, però, quelli erano piccoli drammi ed è capitato a chiunque, almeno una volta, di accanirsi su un oggetto che rappresentasse il partner (chi non ha strappato con rabbia una fotografia o ha scagliato in terra un pupazzo o altro?). I simboli hanno un potere enorme, evocano in noi ciò che è caro e importa, tanto più quando quello cui rimandano è perso o irraggiungibile, allora si entra nel sacro.

Il problema non è, dunque, di poco conto: che fare delle reliquie di una relazione ormai terminata?

Suggerisco, in primis, di non cedere alla tentazione di disfarsi immediatamente di alcunché, in ogni caso ci si pentirebbe. Non fare nulla di irreparabile a caldo, fosse anche quello di cancellare gli sms dalla memoria dl telefono. Meglio archiviare il tutto o, comunque, mettere in posti non facilmente raggiungibili cose, comunicazioni di tutti i tipi e ricordini vari.
  Per le foto farei un'unica eccezione: è preferibile tenerne una sempre a portata di mano. Se voi fissate a lungo una immagine piano piano non vi farà più male guardarla, perché dopo un tot di giorni (che variano da persona a persona) acquisterà una specie di neutralità. Ciò accade perché l'abitudine è qualcosa di potentissimo, persino un capolavoro smette nel tempo di incantarci (sarà per quello che in Italia maltrattiamo le meraviglie d'arte che tutto il mondo ci invidia?!). Inoltre, potete rivolgervi alla foto, facendo finta che sia l'altra persona e parlare, parlare, parlare fino alla nausea, anziché fare telefonate di cui vi pentireste sicuramente e/o abusare della pazienza di amici e conoscenti ripetendo in modalità loop quanto lui/lei vi manchi.

Altra questione. Un tempo si poneva poi il dubbio della restituzione dei regali: io eviterei questo momento triste, a meno che il regalo in questione sia un prezioso gioiello di famiglia donato in vista di un imminente matrimonio (nel qual caso questo sì andrebbe riconsegnato al legittimo proprietario), vige la sempiterna regola del "chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato". Magari fate sciogliere gli oggetti di oro e compratevi un monile che desiderate. 
   In ogni caso NON trasformate la vostra casa in un museo dell'ex! Se avete il suo accappatoio piuttosto che accarezzarlo ogni mattina e piangerci su, lavatelo e buttatelo in una campana delle robe vecchie! Sperimentate quanto possa essere liberatoria una radicale damnatio memoriae -cioè un repulisti-  di biglietti del cinema di film visti insieme, scontrini che vi ricordano il gelato dell'ultima passeggiata mano nella mano, biglietti aerei del week end trascorso ad amoreggiare nella località romantica et cetera! Catartico.

Riguardo me, non ho tenuto in debito conto un semplice regola, letta in un manuale di auto aiuto, "se non ti fa dei regali romantici in occasione di San Valentino o (ancora più grave) del tuo compleanno, lascialo!"; quindi ho coltivato una relazione, nonostante l'altro mostrasse così poca attenzione e tenerezza nei miei confronti. Sicché di lui mi rimangono pochissimi "pensierini" e una confezione, aperta, di preservativi, che non penso di buttar via, perché li considero un portafortuna per incontri con il futuro amante: dopo tutto, quale modo migliore di vendicarsi di un ex, se non tornando ad essere felici?

venerdì 5 luglio 2013

Dei metodi spregevoli per conquistare o far lasciare qualcuno: legamenti d'amore e fatture di allontanamento.

Corona del Rosario
Persino in epoca di crisi c'è un settore che non conosce contrazione, quello del settore esoterico; addirittura, pare sia in piena crescita, perché la domanda di codesti "servizi" cresce all'aumentare della disperazione. Gli operatori dell'occulto, certo, si guardano bene dal lasciare fatture (...fiscali) sicché tale boom non è facile da documentare, tuttavia è possibile farsi una idea del volume d'affari spostato dall'esoterismo considerando globalmente il numero degli addetti che comprano la pubblicità sui mezzi di comunicazione.
  L'uso della magia piegato alle proprie compulsioni egoistiche è qualcosa di esecrabile, da qualunque punto la si valuti.
  Se si dovesse pensare che tali pratiche siano solo un modo per spillare quattrini agli allocchi sarebbe bene non alimentare gli introiti di questi ciarlatani che speculano sulle disgrazie della gente, senza fare capziosi distinguo tra magia bianca, rossa o nera. Qui, infatti, viene in evidenza un problema che la maggior parte delle persone finge di ignorare anche per quanto riguarda le sostanze stupefacenti: voi pensate di non c'entrare niente con il racket dell'usura o con gli assassini mafiosi, ma se acquistate del fumo, della marijuna etc., di fatto, state mettendo dei soldi in tasca a dei delinquenti e grazie anche a quei soldi che essi hanno il potere di commettere prepotenze e fare del male alle persone!
  Qualora si pensasse, al contrario, che questi riti siano efficaci tanto peggio! In tal caso, voi deliberatamente accettereste di coartare la volontà di un'altra persona per un risultato che sapete essere fasullo. Vi rendete conto della gravità di un atto simile? Sarebbe quasi più onesto dare a un paio di sgherri moneta per minacciare il malcapitato, almeno la vittima si potrebbe rendere conto del pericolo che sta correndo!
 Quanto al fai da te della stregoneria, lo sconsiglio il modo assoluta e categorico: oltre ad essere un peccato mortale per un cristiano, perché si viola il primo Comandamento (vi state, evidentemente, rivolgendo a qualcuno che non è Dio), può aprire un varco per forze incontrollabili o portarvi ad una deriva irrazionale e delirante. D'altro canto uno che ricorra a queste pratiche come lo volete giudicare? È già su una brutta china.

Alla base di una relazione non può che esserci libertà e rispetto, nessuna persona che ami veramente può pensare di compiere qualcosa di così spregevole ai danni di colui che ama. Chi ricorre a tali artifici e raggiri è animato da un sentimento malato, inquinato e dovrebbe chiedere aiuto ad uno specialista... ma di tutt'altro tipo, un sacerdote ed uno psicologo, per esempio.

Ho un'amica, fervente cattolica, che ha frequentato un ragazzo per alcuni mesi. La loro storia aveva un trend positivo: con il passare delle settimane aumentava l'intimità, la complicità, l'affetto... in somma tutto procedeva per il meglio, fino a che, ex abrupto, hanno cominciato a manifestarsi dei fenomeni di natura varia, per vero di modesta entità singolarmente presi, e apparentemente slegati tra loro. Il suo compagno aveva delle impennate in cui diventava irriconoscibile, che sorgevano per motivi insignificanti e poi rientravano rapidamente come erano sorte, ma soprattutto lei ha iniziato a soffrire di disturbi strani. 
   Mi ha riferito che ricorda in maniera esatta il momento in cui questo cambiamento si è verificato: era al telefono ed ha iniziato ad avvertire un mal di testa in una zona precisa del capo, un dolore a bassa intensità, ma persistente, che l'avrebbe accompagnata per settimane. Negli stessi giorni sono iniziati i disturbi durante il sonno: si svegliava più volte durante la notte in preda a pensieri ossessivi, soprattutto la mattina presto, ogni tanto veniva presa da un senso di inquietudine immotivata o avvertiva una strana oppressione sul petto, come un senso di angoscia. Cosa ancora più grave, era cambiato il suo modo si partecipare alla Santa Messa. Mi ha detto (cito testualmente): «Anziché andare con animo lieto come nei mesi precedenti, in cui pure ero sommersa di problemi e preoccupazioni, ci andavo come se stessi annegando e sentivo che avessi un bisogno continuo di benedizioni. Tutto questo era tanto più inspiegabile alla luce del fatto che, in quel momento, la vita procedeva tranquilla ed io conducevo una vita ordinatissima e religiosa. Iniziai a trovare sollievo da questi "fastidi" indossando a corona del Rosario. Una sera, mentre ero rilassata e guardavo in televisione una commedia, mi scese un senso di oppressione ed io, senza neanche pensare, così istintivamente, mi alzai e mi infilai al collo il Rosario; tornai immediatamente serena». Infine, ha iniziato ad essere disturbata durante la preghiera collettiva.
  Ragione e fede sono conciliabili e la mia amica è una persona razionale, per cui cercava una spiegazione plausibile dei fastidi che provava con un'analisi critica. 
  Poi, però, è avvenuta la rottura tra lei e il suo compagno: lacerante, brutale e incongrua. Di lì a poco ha scoperto che la madre e la sorella di lui si erano rivolti a qualcuno per far sì che il figlio la lasciasse... È inutile dire come lei lo abbia scoperto, lo ha scoperto.
  A questo punto è incominciato il percorso di guarigione dal male che l'aveva contaminata, con battaglie spirituali estenuanti, combattute con Novene, preghiere incessanti e Sacramenti (Eucaristia e Confessione). Dal suo padre spirituale ha appreso che tutti i fastidi che lei aveva avuto nelle ultime settimane altro non erano che "vessazioni e disturbi demoniaci". Su consiglio del sacerdote, ha quindi (dopo una lunga lunga attesa e vari ostacoli) consultato un Esorcista, così, grazie alla preghiera di intercessione della comunità dei fedeli, i fenomeni su citati sono via via scemati; in particolare, è scomparso il mal di testa nel momento esatto in cui una consacrata ha pregato per lei. A beneficio degli scettici, preme qui sottolineare che ha scoperto solo il giorno seguente che a tale ora la suora avesse pregato per lei e questa concideva esattamente al momento in cui è cessato il dolore al capo (dopo settimane!).

Ho chiesto alla mia amica come mai avesse avuto effetto un maleficio, pur essendo lei così religiosa. Mi ha spiegato che il maligno è entrato perché ha trovato aperta una finestra, un suo peccato, e che quindi lei aveva perdonato gli artefici di tale lordura affinché anche lei potesse essere a sua volta perdonata dal Padre Celeste e perché così aveva avuto modo di purificarsi e la sua Fede era stata rafforzata.
  Allora non ho potuto trattenermi dal chiederle come potesse accettare che la sua storia fosse terminata per colpe altrui e lei mi ha risposto che sì, altri hanno influito con il maleficio sulla loro coppia, ma loro due sono stati artefici della fine; se il loro amore fosse stato più forte e meno intriso di egoismo avrebbe resistito. Ha aggiunto, sorridendo, che ringrazia la Provvidenza di averla salvata da una cognata e da una suocera, nella migliore delle ipotesi, squilibrate e morbose e, in ogni caso, cattive e infide. Avrebbe voluto suggerire loro, nella eventualità si palesasse una donna nella vita del figlio, di risparmiare soldi ed energia e limitarsi semplicemente a conoscere la potenziale fidanzata: qualunque donna di buon senso, per quanto innamorata, non potrà che fuggire a gambe levate di fronte ad un duo siffatto!
  Ho chiesto, infine, alla mia amica se qualcosa le dispiacesse di tutto quanto avvenuto e lei ha detto: «Provo tristezza per lui, perché difficilmente potrà liberarsi da questa cappa che soffoca la sua vita concretamente e spiritualmente. Potrebbe essere una persona migliore, essere sereno, invece... Per quanto riguarda me, la cosa più difficile da accettare è stata quella di non poter sapere chi ho realmente frequentato. Ho ripercorso mentalmente molte delle sue "uscite" infelici e mi domando se fossero "condizionate" o fossero sue. Quanto era padrone delle sue parole, opere ed omissioni? Temo che non potrò mai saperlo».

Ecco ciò che importa: l'amore fa respirare l'anima quando è libero e vero, altrimenti è ammorbante e tossico come tutte le forme di schiavitù.

A chi stesse valutando la possibilità di ricorrere a maghi o conoscenti che praticano la magia suggerisco di pregare: se non dovesse funzionare sapreste che l'altra persona vi ha rifiutati e quindi potreste consolarvi pensando che forse il Cielo vi sta facendo un favore, non subirete "strascichi energetici negativi" (il male che si subisce in una forma o nell'altra quando si fa del male) e andrete a dormire tristi ma con la coscienza pulita; se le vostre preghiere fossero esaudite sapreste che la vostra relazione è benedetta e sarà più forte di prima.
   Qualora non foste credenti, la soluzione è ancora più semplice: non credete in Dio, ma credete che una fetta di carne, una foto, un sacrilegio e qualunque altra cosa simile possa aiutarvi? Come fate a non capire quanto vi stiate rendendo ridicoli e patetici? Piuttosto andate in un centro benessere e spendete i vostri soldi per coccolarvi, lui/lei forse non tornerà, forse non riuscirete a allontanare un/una rivale, ma sicuramente starete meglio. E che cacchio: abbiate rispetto di voi stessi! Se volete disperatamente amare qualcuno, perché non cominciare da voi?

martedì 2 luglio 2013

Togliti di dosso (dai miei pensieri)

Oggi si sta d'addio (Santa Dubito utente twitter @FeniceArde)
Una mia amica è stata lasciata dal suo ragazzo circa due settimane fa: era in pieno delirio. Vent'anni, bellissima, non faceva altro che ripetere frasi sconclusionate in modalità loop. Mi faceva tenerezza perché la vedevo totalmente disarmata rispetto ad un dolore che l'ha trovata impreparata.
  Dall'alto dell'esperienza delle mie delusioni ho fatto del mio meglio per aiutarla, ma tutto era inutile; chi è in quello stato non ascolta nulla ed ha bisogno solo di una cosa, che l'amato torni.
  Sapevo come sarebbe andata a finire, tuttavia avevo paura di sbilanciarmi troppo e poi di poterla illudere. Invece le cose sono andate come avevo previsto ed ora è tutto rientrato, sicché sono veramente felice per lei.
  Allora mi sono ritrovata a pensare come gli adulti affrontano l'abbandono.
  Da un certo punto di vista si sa meglio fronteggiare la tempesta: un adulto possiede (o almeno dovrebbe) le risorse per alzarsi il giorno dopo e portare a compimento tutti i suoi impegni, tenersi la tristezza per sé, senza ammorbare il prossimo, e sapere quali meccanismi di difesa attivare. D'altro canto, è pur vero che, conoscendo le tappe che si devono affrontare, al dolore da sopportare si unisce la consapevolezza del tempo che si sarà costretti a trascorrere in quello stato e questo... questo spaventa.
  Comunque, anche coloro che meglio sanno dissimulare la tristezza e non sono inclini al melodramma devono combattere contro l'identico, insidiosissimo nemico, il dolore, che ti ostacola nello svolgimento dei compiti quotidiani "un  po' come quando ti si apre un fastidiosissimo pop davanti, tu cerchi di chiuderlo e quello si mette a tutto schermo. (*)
  Dunque che fare? A parte i suggerimenti che i libri sull'argomento propinano in abbondanza (gli stessi che un buon amico vi elargisce gratis) bisogna sempre ricordarsi che non bisogna rimpiangere chi ci ha lasciati, per il banalissimo motivo che se ci hanno lasciato non sono le persone giuste per noi e, quindi, di certe mancanze possiamo e dobbiamo cominciare a farne a meno. 
  Per quanto riguarda me, non so se per il fatto che abbia superato i 20 anni o che, dopo la prima volta, ci si stanca un po' prima (anche) di stare male, constato, però, che un tempo mi disperavo con maggior partecipazione (**); ecco, uno dei vantaggi di essere adulti.

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*     utente tweetter Quello che non vedi @Nonvedi
**   utente tweetter Oh, beh @elo_pix

martedì 18 giugno 2013

LEZIONI D'AMORE 4 -Parliamo di cose serie (e di quando si viene lasciati)

Undici giorni fa lui mi ha lasciata. Per la seconda volta. Il giorno successivo ho ricevuto la notizia che un mio amico si è tolto la vita; si chiamava Luigi.
   I due fatti tra loro non hanno alcun collegamento e sono incomparabili per gravità e natura, tuttavia mi sono ritrovata a rifletterci su.
   Luigi ha lasciato parenti e amici sgomenti, perché nessun segnale di disagio era trapelato all'esterno nelle settimane precedenti e la situazione lavorativa e familiare era comune a quella di tanti altri della sua generazione (37 anni).
  Su due cose si è appuntata l'attenzione dei suoi cari: la frustrazione di un progetto a lungo perseguito e un grande cambiamento nella vita sentimentale. Per la seconda volta Luigi non aveva superato le prove scritte del concorso per il quale si preparava da tempo e, dopo più di dieci anni, aveva lasciato la sua fidanzata storica. Da qualche mese aveva, poi, iniziato una nuova relazione con una ragazza; di questa nuova relazione era poco convinto, aveva, infatti, confidato a qualche amico che aveva intenzione di troncare la frequentazione.
  Superato lo schock e il dolore iniziale, ho pensato alla sua ex fidanzata, una giovane donna che ho definito, in modo spontaneo, vedova. A rigor di legge può essere definita siffattamente soltanto il coniuge del de cuius, ma mi riesce difficile pensare che non sia da considerare tale anche chi abbia trascorso la maggior parte della sua vita sentimentale da adulta in comunione con un uomo (avevano convissuto per anni). (*)
  Non voglio neanche ad immaginare l'enorme dolore e il profondo senso di perdita che dovrà affrontare, unito al rammarico di non averlo amato abbastanza dal non capirne la sofferenza; anche perché le donne sono le campionesse dei sensi di colpa e inclini a caricare su se stesse il peso del mondo e le responsabilità altrui. Quando c'è un sentimento profondo, autentico, solido, non si smette di volere (il) bene (dell') all'altro, solo perché non si è più insieme. Non è da escludersi che la separazione tra loro fosse temporanea, forse si sarebbero reincontrati dopo questa parentesi o forse no, ormai è impossibile saperlo.

Invece veniamo a me.
  Anche io sono un po' in lutto: è scomparso il "noi" in cui ho creduto, parte dei desideri che ho cullato, i "ricordi" del futuro che ho immaginato, cioè i luoghi che avrei voluto visitare e le cose che avrei voluto fare con lui. Come nella favola di Andersen della regina delle nevi, una scheggia è penetrata nel petto e una morsa di freddo ha avvolto il mio cuore.
 Ciò nonostante sono serena e resto convinta di tutte le scelte che mi hanno portato dove sono adesso. La sofferenza fa parte dell'amore, così come la morte della vita; entrambe ci insegnano che bisogna lottare per ciò che è veramente importante, spendendoci completamente, nonostante il dolore e la fatica.
  Essere lasciati, non essere amati sono solo incidenti di percorso, la vera tragedia è non sapere amare, nascondersi nel rifugio apparentemente sicuro e accogliente del proprio egoismo e delle proprie paure.

A me stessa e a tutti coloro che si trovano in una situazione simile alla mia voglio ricordare una regola d'esperienza che tendiamo a dimenticare: passerà, passerà prima di quanto possiate immaginare e l'universo lascerà che il cuore si espanda e diventi più grande, una volta assorbita la botta. (**) Tornerà l'amore, con il suo carico di ansie, affanni e tutto il resto, ma soprattutto gioia, gioia, gioia! Quello è il vero termometro. Si può soffrire per amore, si può litigare (e tutto questo è normale), ma se fondamentalmente con l'altro/a non siete più felici che se foste da soli, quella relazione è sbagliata, bisogna elaborare la perdita e andare avanti.
  Ciò che desideriamo è al di là delle nostre paure, ma lo raggiungeremo soltanto se non ci blocchiamo, se ci rialziamo dopo le cadute, se siamo onesti quando sbagliamo, se abbiamo rispetto in primis di noi stessi e, comunque, sempre degli altri, se siamo corretti e gentili anche quando sembra che non ne valga la pena, se accettiamo di farci attraversare dal dolore per poterlo realmente superare, se ci riconciliamo con i nostri sbagli, ma, soprattutto, se impariamo a perdonare, perché il rancore, l'odio, la voglia di rivalersi per quanto patito sono una zavorra per l'anima.
  La persona giusta è un premio, non un regalo. Quando le forze dell'universo sembrano cospirare contro di noi non lo fanno per dissuaderci dal nostro obiettivo, ma per renderci consapevoli della sua importanza.(***)

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* Questa è una mia ferma convinzione: sin da quando ero ragazzina ho pensato che questo valesse anche per le coppie dello stesso sesso, tuttavia preferisco non addentrarmi in questo tema, che presuppone considerazioni ampie e articolate, sicché richiederebbero una trattazione in separata sede.
** Citazione trattadal film PrtnerPerfetto.com di Gary David Goldberg, con John Cusack e Diane Lane.
*** Citazione di Massimo Gramellini

George Gray (da Antologia di Spoon River-Edgar Lee Master)

Bari (particolare del lungomare sud)
I have studied many times  
Molte volte ho studiato
The marble which was chiseled for me
la lapide che hanno scolpito per me                
A boat with a furled sail at rest in a harbor. 
Una barca con vele ammainate in un porto.  
In truth it pictures not my destination
In realtà non è questa la mia destinazione,
But my life.
ma la mia vita.
For love was offered me and I shrank from its
disillusionment;
Perché l'amore mi si offrì ed io mi ritrassi
dal suo inganno;
Sorrow knoched at my door, but I was afraid;
il dolore bussò alla mia porta, ed io ebbi paura;
Ambition called to me, but I dreaded the chances.
l'ambizione mi chiamò ed io temetti gli imprevisti. 
Yet all the while I hungered for 
Malgrado tutto avevo fame di un
Meaning in my life.
Significato nella vita.

And now I Know that we must lift the sail
E adesso so che bisogna alzare le vele

And catch the wind of destiny,
E prendere i venti del destino,

Wherever they drive the boat.
dovunque spingano la barca.
To put meaning in one's life may end in madness,
Dare un senso alla vita può condurre alla follia,

But life without  meaning is the torture
ma una vita senza senso è la tortura
Or restlessness and vague desire
O l'inquietudine e il vano desiderio.
It is a boat longing fo the sea

È una barca che anela il mare 
and yet
Eppure 
Afraid
Lo teme.

Ho incorniciato questa poesia e l'ho messa in bella vista nel mio studio anni fa, perché mi indicasse la rotta. Ogni volta che paure o dubbi mi assalgono la rileggo e mi domando: sto vivendo la mia vita pienamente? Sono libera nel mio agire o il mio egoismo, meschinità varie, altre persone stanno condizionando le mie scelte decidono in vece mia? Sto lavorando per diventare la persona che desidero essere? Se fossi io George Gray sarei fiera di me stessa e di come conduco i miei giorni?
  Sembra una prospettiva lugubre, ma è un ottimo esercizio se si vuole essere sicuri di vivere e non puramente di trascorrere del tempo, spettatori distratti ed estranei di noi stessi e delle nostre esperienze. 
  È faticoso, però. Altro che se lo è!

giovedì 11 aprile 2013

LEZIONI D'AMORE (3) Tassonomia e sentimenti


Siete di passaggio in una via che percorrete spesso, piove e siete senza ombrello. Vi riparate sotto una tettoia e vi accorgete che c'è, in una stradina, un negozio di giornali che non avevate mai notato. Entrate per guadagnare tempo all'asciutto e, per educazione, vi comprate una rivista. Non ci sono altri clienti, l'edicolante vi sorride e iniziate a chiacchierare.
  Qualche giorno dopo passate dalla stessa via, quindi decidete di comprare il giornale nello stesso posto; ci sono clienti, ma il negoziante trova il modo di rivolgervi, comunque, delle parole cordiali. Uscite sorridendo.
   La settimana successiva siete non troppo lontani (ma neanche abbastanza vicini) al negozio e decidete di allungare il giro appositamente per comprare da lì il giornale, sebbene superiate ben due edicole.
  In breve, vi recate ogni giorno in quell'edicola, dove vi fermate sempre per parlare con il/la titolare, il/la quale mette da parte per voi il giornale, sapendo che passerete a ritirarlo, fosse anche a distanza di giorni. Ogni volta vi trattenete piacevolmente insieme; spesso vi recate al bar per prolungare quel momento e fate a gara per chi deve pagare le consumazioni.

Un bel giorno, però, entrate nel negozio e l'edicolante è accigliato, ricambia il saluto al vostro terzo tentativo e quando voi gli chiedete per quale motivo sia contrariato, vi rivolge parole sgarbate.
  Rimanete straniti e confusi, ripercorrete rapidamente gli ultimi incontri per individuare una eventuale mancanza da parte vostra, ma niente. Siete sicuri che vi siete lasciati più che bene, che da parte vostra non vi è stato alcunché possa giustificare un simile atteggiamento.
  Allora chiedete il giornale per poter elaborare la forma migliore per domandare spiegazioni; sennoncché  "il giornale è finito". A questo punto candidamente chiedete perché non l'abbia messo da parte come al solito e colui/colei sbotta: "Eh, ma mica abbiamo fatto l'abbonamento!".
-"Scusa, ma gli altri giorni lo hai sempre messo da parte, sai bene che passo sempre a ritirare la copia, anche a distanza di giorni, pagando tutto il conto regolarmente...".
  Inutile, a qulunque obiezione l'edicolante replica: "Eh, ma mica abbiamo fatto l'abbonamento!".

Secondo voi, chi ha ragione?

In un tribunale la soluzione sarebbe a favore del cliente: il diritto parla in tal senso di fatti concludenti che ingenerano nella parte (ma anche nei terzi) il convincimento o il legittimo affidamento che il soggetto agente continuerà ad osservare, a parità di condizioni e in assenza di giustificati motivi, il medesimo comportamento tenuto sino a quel momento.

Ovviamente nel campo delle relazioni umane risposte diverse sarebbero ugualmente valide, ma cambierebbe la domanda.
  È così importante dare una definizione delle relazioni? Ciò che (ci) definisce sono le azioni, non le etichette.
  Una relazione è un organismo vivo, mutevole, in costante evoluzione, si sostanzia in mille gesti, dipende dall'interazione delle dinamiche che ciascun soggetto coinvolto determina.

Tornando all'esempio, formalizzare un accordo avrebbe fatto la differenza? Voi, nei panni del cliente come reagireste? Come vi spieghereste l'accaduto? Pensereste che da parte dell'edicolante ci sia stata mala fede dall'inizio del rapporto? Che è subentrato qualcosa che vi sta tacendo? Mettereste in discussione voi stessi? Pensereste che si tratta di un banale pretesto da parte del negoziante per sfilarsi da un'amicizia che non vuole più, nonostante, di fatto, egli/lei ne ricavasse un vantaggio? Cambiereste immediatamente edicola senza cercare spiegazioni?

Quanto a me, se fossi nei panni del cliente, non saprei cosa pensare né cosa fare. Condivido, tuttavia, la riflessione dello scrittore (e combattente insignito della medaglia al merito del valor militare) Jan Dobraczyński:

Non ti è mai parso che vi siano delle cose alle quali bisogna prima credere per poterle capire?  

(Dobraczynski, Lettere di Nicodemo)

martedì 9 aprile 2013

LEZIONI D'AMORE (2) Se tieni le scarpe mentre fai l'amore non vale

Sono bersagliati da lazzi e battute di ogni genere coloro che indossano i calzini a letto (uomini) o gambaletti/calzettoni (donne), eppure sono semplicemente freddolosi o imbranati. Diffiderei, invece, di quelli che si tengono le scarpe, perché costoro rivelano un desiderio di fuga che può concretizzarsi nel momento più inatteso.
  Si potrà obiettare che non togliersi le scarpe prima di un rapporto può dipendere dalla carica di passione che l'amante porta in sé, ma io rispondo "no": eccezion fatta per la seduzione che precede l'atto, quando si fa l'amore si deve cercare l'anima dell'altro. Una ricerca che si fa scalzi, per non calpestare le altrui fragilità. E, in caso di delitto, per poter risalire al colpevole attraverso le impronte.

Quest'anima non è un albergo
(rattodisabina profilo twitter)

venerdì 22 febbraio 2013

Lezioni d'amore (1)

Questo dovrebbe essere l'amore: potersi affidare in mani sicure, attente, carezzevoli, protettive, mai inquiete, gentili, senza che neanche la minima ombra di dubbio che l'altro ci abbandonerà o ci farà del male ci possa sfiorare.
  Non accontentiamoci mai di nulla di meno! 


venerdì 11 gennaio 2013

L'attesa dell'amato (4)

La felicità è un lavoro interiore.
Anonimo 
La nostra anima conosce la rotta per la felicità, basta non farsi distrarre dalle luci artificiali e tenere lo sguardo fisso sulle stelle. (Paola Borraccino)
Quando l'attesa è giusta? Una penitenza, un piccolo tributo di tristezza per poter accogliere con consapevolezza e gioia il ritorno dell'amato bene? 
  Quando, invece, è una ossessione che nessun aggancio ha con la persona e i nostri veri sentimenti? E quindi diventa inutile e frustrante come aspettare la pioggia in un periodo di siccità (*).
  Non so. Credo non esista una risposta.
  Anche quando l'attesa non porta quello che desideravamo non è mai inutile, serve, in ogni caso, a riconciliarci con il passato o a conoscerci meglio.
  Però di una cosa sono convinta: dentro di noi, nell'anfratto più solitario e silenzioso del nostro cuore, c'è un caveau, la stanza blindata dove conserviamo gli affetti più preziosi, i valori che fondano la nostra esistenza e i frammenti di verità che siamo riuscita a strappare dalla vita. Lì, dove sono i significati (Where the meanings are**), ci sono le nostre risposte.
  Basta solo raccogliere il coraggio di andarle a cercare.

Paola Borraccino
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* Citazione dal film Cinderella.
** Questo è un verso della poesia di Emily Dickinson "There's a certain Slant of light".

giovedì 10 gennaio 2013

Torna amore!... O anche no.

Ho i tuoi sorrisi incastrati tra i miei occhi.
Uninvernomuto on Tumblr (pagina Facebook)
Dow (lov) http://www.dawful.com/blog/?cat=7
Siamo sicuri che il ritornare con il/la nostro/a ex sia il meglio che possa capitarci? Quello è un errore che abbiamo già commesso. 

  È vero, il passato è rassicurante, sembra privo di incognite, ma poi si ripropone come una brutta copia di quel che era. Una delusione. A meno si riesca a ricominciare su nuove basi, il che, però, presuppone un impegno enorme ed una fede incrollabile da parte di entrambi.

  E se esplorassimo, invece, nuove possibilità? O, semplicemente, dessimo al caso una possibilità di sorprenderci? Dopo tutto, come dicevano i Greci (*), gli dei, quando vogliono farci un dispetto, esaudiscono i nostri desideri.

Tratto da Cento volte buonanotte

«Ecco, io mi immagino così: una barca incagliata in un secca che anela il mare aperto e smania per navigare in altri orizzonti.
  Per riprendere il largo, dovrei riuscire a tagliare ciò che, mio malgrado, mi tiene ancorata, cioè la speranza di riconquistarlo».
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* Frase riportata anche da Oscar Wilde nella sua commedia "Un marito ideale" del 1893:

« When the gods wish to punish us, they answer our prayers».