domenica 22 agosto 2010

Stralci del primo capitolo

 Potete leggere qui di seguito uno stralcio del primo capitolo: confrontatelo con il video che ho prodotto. Tra qualche giorno pubblicherò qualche altro assaggio, nella speranza che possiate appassionarvi alla storia di Giulia ed Alessandro; sono curiosa di conoscere le vostre impressioni.

pag. 15

  Alessandro.
Oggi è la classica giornata in cui si incontra mezza Bari e proprio in lui mi dovevo imbattere! Per buon peso.
  Mi sembra che non mi abbia notato, sono nascosta dal pilastro; forse sono anche un po’ delusa.
  Lo guardo attentamente attraverso occhiate furtive e giochi di specchi.
  Dio, perché lo desidero così? Farmelo incontrare per caso per indurmi in tentazione, anzi in frustrazione, visto che non lo avrò per me.
  E se facessi voto di non fumare, lo troverei sotto l’albero?
  Temo e cerco il suo sguardo; eppure so che se mi notasse, ci sarebbero attimi di grande imbarazzo. Si profilerebbe il dilemma: salutare o non salutare? O aspettare che lui mi saluti?
  A ben considerare non si volta dalla mia parte con troppa ostinazione; significa che, nonostante mi abbia notato, sta facendo finta di niente.
  - D’accordo, scansiamoci pure, se vuoi! - e mi mimetizzo con la mobilia.
  Sebbene all’esterno appaia indifferente come un muretto a secco, internamente sta montando l’ansia: sono entrata in uno stato di trance, devo controllare i movimenti e sforzarmi per mettere a fuoco i miei pensieri, come fossi ubriaca.
...
  Perché, perché deve essere così? Dopo tanti anni mi fa sentire come quando lo conobbi: davanti a lui non ho mai smesso di avere tredici anni.
  Ora mai questa infatuazione mi ha sfiancata, prefiguravo (dimostrando scarsa lungimiranza) che col tempo si sarebbe affievolita, invece negli anni si è trasformata in una fissazione e, dentro di me, ne intuisco la ragione, un mix di fantasia ed orgoglio.
  È già difficile, per qualsiasi essere femminile, metabolizzare un rifiuto, il concetto, di per sé, che la persona amata diventi ad un tratto indifferente ed esca dal proprio cerchio di seduzione e potere; figuriamoci per una narcisa e prepotente come me! Il fatto che lui si sia stancato per primo configura il reato di lesa Maestà.
  E c’è di più: tante occasioni e mai stati a letto insieme!
  “Una pratica ad incaglio, che stenta a concludere il proprio iter per un intoppo”: è questa l’espressione che s’impone nel flusso dei miei pensieri, l’ho appresa grazie a Daniele, quando mi parla del suo lavoro di mediatore creditizio.
  Assisto alla spiegazione dalla sua voce, come fosse una registrazione video: "Ci sono casi in cui insistere e persistere può persino essere controproducente e, per quanto paradossale, è più conveniente rinunciare: ti piangi i soldi, ma ti liberi di un cattivo debitore. Per riscuotere questi crediti che si trovano in sofferenza si deve anticipare altro denaro: nella miglior delle ipotesi, non solo passa molto tempo, si è anche costretti ad andare in causa o ad avviare l’esecuzione forzata, con un aggravio di spese, le quali finiscono col superare il valore reale percetto. In ultima analisi, ci vai a perdere".
  Ho memorizzato diligentemente questa lezione di tecnica bancaria, perché mi sembra si attagli a tutte le situazioni in cui ci si trovi in una fase d’impasse, compreso il recupero dei crediti d’amore.
  Inoltre, trovo talmente curioso che sia usato lo stesso termine in ambito bancario e in quello nautico; comunicando, per entrambi, l’idea di un moto forzatamente arrestato.
  Ecco, io mi immagino così: una barca incagliata in una secca, che anela il mare aperto e smania per navigare verso altri orizzonti.
  Per riprendere il largo, dovrei riuscire a tagliare ciò che, mio malgrado, mi tiene ancorata, cioè la speranza di riconquistarlo, giocando tutte le carte, sessuale in primis.
  In fondo in fondo alla mia mente c’è la convinzione che il sesso avrebbe fatto la differenza e che ora saremmo felici insieme. O forse no.
  Questo è il punto: la mancanza della controprova alimenta il dubbio e mi lascia in attesa, in sospeso. Mi tormenta la spirale dei “se ”: - Se fossimo stati insieme più a lungo, in maniera continuativa, se avessimo vissuto la quotidianità…-.
  L’andamento della storia, al contrario, è stato estremamente discontinuo: amicizia per un anno, idillio per una manciata di mesi, brusca interruzione durata tre stagioni, fugace ritorno di fiamma, seconda violentissima separazione e lontananza di qualche anno. Dopo di che, ci siamo rincontrati (per puro caso) ed ha avuto inizio il ciclo delle riprese, a cadenze variabili. In somma, un rapporto perennemente irrisolto, con tutta la forza di una carica inesplosa.
  Durante l’intero arco di tempo, siamo sempre stati in bilico tra attrazione e gelo, tanto è vero che i momenti in cui riuscivamo a stare bene insieme erano rarissimi, brevi parentesi inframmezzate da interi mesi, in cui non ci sentivamo neanche per telefono, o, addirittura, anni, come è accaduto dall’ultima volta.
  Ora basta. È, senz’altro, arrivato il momento di mettere la parola fine a questa telenovela di terzo ordine!
  Indugio ancora, tra poco potrò controllare se è ancora lì. Finisco la cioccolata.
  Mi volto: è sparito. Controllo l’esterno della vetrata, nessuna traccia.





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